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giovedì 24 dicembre 2020

Maratonda

Abeti finti o veri, addobbati o illuminati, alberi e alberelli di ogni genía; palle, palline, pallottole, anche, ma solo all'ultimo dell'anno; scatole impacchettate, incartate, infiocchettate, nascoste ed ammassate, sotto ai letti, negli armadi, nei ripostigli, in ogni dove; dolci e dolciumi di ogni tipo, guerre di panettoni e pandori con o senza canditi, uvetta o zucchero a velo, infarciti o meno di cioccolato, crema, gelato, bastoncini di zucchero bianchi e rossi e ogni altro colore deciso dalla Coca Cola; luci , lucette e luminarie varie su tetti, finestre, per le strade , se siete affetti da epilessia non uscite per un mese per favore; duelli all'ultimo sangue, assalti alla baionetta, arrembaggi, massacri e parenticidi tra le corsie dei supermercati e sullo sfondo promozionale di un centro storico più in vendita di una meretrice medievale; ritorni a casa Gori con parenti serpenti, bimbi belanti, piagnistei tra un contorno ed un altro, scambi materiali forzati, che vi costringono a spendere per chi vorreste solo abbattere, ma se avete le palle ve ne uscirete prendendo senza dare un bel niente, insomma, benvenuti a Natale!

Se di tutto questo non ne avete o ne avete, decisamente, abbastanza ho la soluzione giusta per voi.
In attesa della fatidica mattina del 25, imprigionati nelle nostre alcove dal solito DPCM by Conte MC, vi propongo 5 film rigorosamente tratti da fumetti per una maratona diversamente natalizia.


In quinta posizione, per togliermi subito il dente, così non ne parlo più, Iron Man III.

Diciamocelo, da quando la Marvel ha inaugurato il suo Universo Cinematografico avendo un successo non da poco, per usare un eufemismo, ogni anno è un anno Marvel. Nel bene o nel male o meglio, nella qualità o nell'approssimazione, i suoi supereroi ci accompagnano in ogni stagione e sembrano non volersi fermare. La mia formazione con l' universo di Stan Lee, ahimé mi ha impedito non poco di apprezzare questo globale fenomeno di massa ed Iron Man, personaggio bandiera, che tolleravo male anche prima, è certamente la figura per me più odiosa. Il talento di Robert Downey Jr. è però perfetto per il Vendicatore in armatura, specie in questa variante cinecomica quasi panettone, ma mai troppo distante dal cartaceo. Il connubio fatato che ha posto le basi per un vero e proprio Ironman-verso di cui l'eroe multimiliardario è il suo Superman, quando, nei fumetti è solo un Batman di una squadra arrivata seconda dietro ai Fantastici Quattro e che nessuno, popolarmente parlando, si ricordava se non per essere l'omino coi baffetti che ha costruito lo scomparto segreto della camera dell'Uomo Ragno nella serie "...coi suoi fantastici amici."


Oggi le cose sono totalmente ribaltate (e la mia natura di storico del fumetto ha una continua acidità di stomaco per questo) e col terzo capitolo dei film dedicati a Tony Stark si doveva concludere una trilogia per quella pellicola che ha dato il via a tutto, ma il regista responsabile, Jon Fraveu, ormai Happy Hogan, guardia del corpo di Testa di ferro, per un allineamento non così unico ad Hollywood, di astri e pianeti, non è tornato al timone del progetto. La virata di rotta è stata drasticamente caustica. Shane Black, regista sempre brillante, famoso per un cult dal nome Kiss Kiss Bang Bang, strambo mashup tra "Iron Man e Batman Forever", fu scelto per la supplenza e come spesso accade in questi casi è stato molto più divertente delle lezioni precedenti. Il marchio MCU è sempre lì in primo piano con una banalizzazione senza vergogna di uno dei cicli moderni più importanti e rivoluzionari per il supereroe stesso, Extremis, del genio Warren Ellis; un plagio (o triste coincidenza) di The Dark Knight Rises con tanto di elmetto rotto in locandina esattamente come la Bat-maschera nolaniana ed una struttura cinecomica vetusta, che ricorda più, appunto, un Batman Forever, che un prodotto odierno, a partire dalle motivazione del cattivo di turno identica se non peggiore dell'Enigmista di Jim Carrey. Tutto il resto è però oro: finalmente ci si diverte con il Tony Stark di Robert senza scadere in una tamarreide pensata ad uso e consumo del populismo più basso e diffuso, ma soprattutto l'idea di un terrorista anti americano, il Mandarino, nemesi per eccellenza dell'eroe corazzato, un Bin Laden contemporaneo, che non è affatto quel che sembra è più che vincente: è l'ennesima trappola perfetta per i razzisti e i Mandarini del Fandome fumettistico che non si arrendono in termini nazisti al loro tempo ormai molto e sepolto. E solo per questo non potevo non innamorarmene.

Ah, e poi è ambientato a Natale!


L'esercito dorato

Non mi ricordo nemmeno com'è stato accolto Hellboy II: the Golden Army, ma probabilmente è uno dei tanti flop che amo alla follia (un giorno farò un articolo solo su questo), visto e considerato che non c'è mai stato un Hellboy III.

Quando lo vidi la prima volta ne rimasi estasiato, sta al personaggio di Mike Mignola e al regista Guillermo Del Toro come il Cavaliere Oscuro sta a Batman e a Nolan. Il primo Hellboy di Del Toro già mi era piaciuto, con quella classica parabola di un Superman infernale con un po' dell'Arma X Marvel (Wolverine, ndr), in scena su una sensibilità filmica perfettamente in linea con lo spirito del fumetto, incominciando dalla straordinaria unione di vecchie e nuove tecnologie di effetti speciali. che rendono ogni visione deltoriana più reale del reale. Al secondo capitolo, però, la struttura classica del cinecomic precedente lascia spazio ad un fantasy urbano summa di molti degli archetipi fantastici di fiabe, favole, miti e del genere di Tolkien. Del Toro dà sfoggio della sua immaginazione sfrenata e crepuscolare in connubio con Mignola, papà di Hellboy, in un film solo apparentemente semplice e tradizionale, ma che ancora oggi, nonostante la lentezza che ormai possiamo avvertire, evidenzia tematiche fortemente attuali. Oltre il solito tema della diversità, del dylandoghiano “i mostri siamo noi (e chi sguazza nella mediocrità, aggiungo io)”, ora più che mai notiamo sfumature assai interessanti. Il possente Hellboy passa da un anti-cristo ed anti-superman positivo, ad anti-iron man per tornare inevitabile al mostro di Frankenstein qual è, passando da Quasimodo. L'infernale Compagnia alla Mago di Oz del Red del perfetto Ron Perlman, leone dal buon cuore che dovrà trovare il vero coraggio dalla sua irresponsabile sfrontatezza, del razionale “uomo pesce di paglia d'acqua dolce” alla scoperta delle emozioni e sentimenti del cuore di Doug Jones, ora in viaggio sulla Discovery trekkiana, la nuova aggiunta di un saggio omino di latta “gassoso” che scoprirà il valore dell'amicizia al di là di regolamenti obsoleti e l’infuocata Dorothy della magnifica Selma Blair scomparsa dalla cine-circolazione, ci accompagnano in una riflessione del morbo populistico dei nostri tempi, delle crudeltà che alcuni uomini impongono ad altri a causa di culture differenti, di nazioni rinchiuse in riserve che appaiono lager, affamate e dimenticate dal resto del mondo, del razzismo di fronte al diverso che si insinua nella nostra casa collettiva, dell'immigrazione e i Salvini che vi sono sempre stati… ci ricorda che non dobbiamo mai fidarci di "un gruppo di francesi"...ooops di Americani con le torce in mano, in un gioco dell'oca irreale e stupefacente.


Le quattro tartarughe-mostri paranormali del secondo capitolo del ragazzo diavolo saranno un'ottima e avventurosa compagnia per la notte buia e oscura, come tutte le notti, della vigilia portandovi in dono, in fondo, veri valori natalizi dell'accettazione del prossimo, dell'altruismo, del volemose bene a tutti i costi e della famiglia che finiranno a formare.


E se di famiglia parliamo (a Natale è d'obbligo) non possiamo non menzionare la famiglia migliore di sempre: gli Addams.

Prima di Rick & Morty, prima dei Griffin, prima dei Simpson, prima dei Flintstones? C'erano gli Addams: gotici, grotteschi, assurdi, bizzarri, strampalati, macabri, forse persino horrorifici, araldi del black humour.


Chi non li conosce? Dalla classica idea che molto denaro porta molta eccentricità, nasce questa famiglia di mostri, assassini, eretici e chi più ne ha più ne infilzi, appartenente a quel filone in cui la normalità è l' unica vera cosa di cui temere, dietro una lente decisamente comica e leggera. Ma forse non tutti sanno che prima del fenomeno televisivo che diventarono erano una strip a fumetti di, appunto, il Sig. Charles Addams. E forse, ancora più raro è riuscire a leggerli, almeno in italiano, perciò scongelate il piccolo capolavoro di comicità che è la pellicola cinematografica del 1991 del mitico Barry Sonnenfeld (qualcuno ha detto Men In Black?). Il primo lungometraggio moderno dedicato a questa famiglia ben poco ordinaria risulta ancora oggi praticamente perfetto, sia rispetto al materiale originale, che come autonoma commedia cinematografica. C'è davvero ben poco altro da dire se non guardatelo, guardatelo e riguardatelooo! Inizia a Natale e finisce ad Halloween, insomma un Nightmare Before Christmas di pungente ironia all'incontrario e, ancora una volta, come tante opere per famiglie, parla efficacemente del vero senso di quest'ultima, al di là di tutte le patinate apparenze occidentali. Il clan più sinistro e simpatico mai concepito, non può che entrare nei vostri cuori, coi suoi anti-valori e le sue assurde disavventure a contrasto coi veri mostri della società: persone ordinarie dal cuore di catrame. 

Non ve ne pentirete, parola di bollitore di bambini!




Dì soltanto una parola…

...ed io sarò salvato!

E la parola è Shazam!


Direttamente dal magico mondo DC Comics un eroe che più natalizio non si può. È un bambino, ma è anche un adulto, è un orfano, ma ha una famiglia, è un mago, ma veste come un supereroe, è il Peter Pan degli eroi in calzamaglia made in USA e vive avventure tra la fiaba e la super-criminalitá. È il sogno pazzesco di ogni nostro bimbo interno, atavico ed innocente. Una volta si chiamava Capitan Marvel ed è stato il primo, in assoluto, con questo nom de bataille, prima del character Marvel e non era ancora in casa DC. Nasceva come il Little Nemo dei supereroi, con un tratto incredibilmente favolistico ed anni luce avanti  ai suoi concartacei colleghi... e non era semplicemente un Tom Hanks in Big, ma più un Venom dorato ed eroico, una fusione unica di distinte figure.


Ma il tempo passa e i nomi incontrano problemi legali, i personaggi Crisi e reboot ed infine il fumetto sbarca al cinema. L'adattamento a 16:9 dello svedese ed horror David Sandberg, raccoglie agilmente tutta la simpatia e l'atmosfera di questo supereroe magico, portandolo ad un presente sorvegliato dai membri della Justice League di Batman e co. Zachary Levy è una rivelazione nei panni dell'adulto e metaumano Billy Batson ed Asher Angel, nomen omen, è il giusto mix di faccia d' angelo e da schiaffi utile per una contemporanea e credibile versione dell'orfano anti-crimine. La parabola infantile e pre-adolescenziale esce prepotentemente fuori dalle oscure ombre finemente lavorate dello Snyder-verso con semplice genuinità senza mai scadere nella commedia superficiale e burina del primo MCU. Il divertimento è assicurato e anche una buona dose di calore natalizio in un cinecomic in cui il concetto di famiglia è centrale, quanto il coraggio di mostrare che il sangue è proprio l'ultimo mattone su cui fondare profondi legami di amore fraterno. Ritorneremo ragazzini spensierati che non si arrendono davanti ai drammi dell'esistenza e ci nutriremo di speranza con la squadra di Power Rangers saettanti migliore di sempre: quella di Billy e dei suoi fratelli d'ideali. Sì spreca pure la meta-narrazione del meta-cinema dell'universo DC Comics, sia fumettoso che cinematografico, con una sorprendente dose di easter-egg, inside joke, ma soprattutto tanta, tanta autoironia. Sicuramente il miglior cine-super-comic a tematiche classicamente natalizie per tutta la famiglia sulla proverbiale piazza. 


Dulcis in fundo, per chiudere la nottata come si deve, un capolavoro della categoria venuto alla luce (o dovrei dire alle ombre) quando ancora questa non era minimamente considerata. Erano gli inizi degli anni ‘90 e ancora si sentivano gli eco dei decadenti 80's, che la Warner Bros. volle bissare il successo del Superman di Reeve e Donner, con un'altra sua grande proprietà: Batman. In mano a quello che diverrà un regista con la R maiuscola, originale, di culto e di qualità, Tim Burton, profondamente segnato da atmosfere lugubre e grottesche, che sembrava perfetto per un personaggio che si veste da pipistrello, Batman diventa un bizzarro vigilante draculesco che zompetta qua e là con l'inquietante ghigno di Michael Keaton ed un clamoroso successo commerciale dell'89! Ma come capiterà in parte a Christopher Nolan, è solo col seguito del primo Batman, che Burton dà il meglio di sé , di tutta la sua autorialità asfaltando come uno schiacciasassi l'essenza del personaggio. Batman (II) - Il ritorno, con questo titolo da action di bassa lega, ormai demodé, è un capolavoro gotico, una novella nera e straziante sulla diversità (ancora ritorna questo tema sempiterno) e soprattutto sulla crudeltà dell'incubo americano. La pellicola meno fedele e più liberamente ispirata ai fumetti di Batman, ma certamente il migliore in termini narrativi prettamente cinematografici dei due film diretti da Burton. In questa girandola tetra di personaggi e non di eroi o criminali, definiti più dall'occhio dell'opinione pubblica che dalle proprie azioni, di freak colpevoli solo di voler essere se stessi, precipitiamo in caduta libera attraverso tutti i vizi e le deformità del moderno occidente. Vi è davvero tutto in questo cinecomic di decenni fa: l' eroe e l'anti-eroe, il sessismo, il femminismo, la filosofia satanica e cristiana, la critica feroce ad un ancor più feroce capitalismo, la società dell'immagine, la manipolazione dei media, l'infanticidio, etc, etc. In questo Canto di Natale oscuro e malinconico si elevano nuovi e vecchi attori del mondo dell'uomo pipistrello generati come lo Zio Paperone egoista ed indifferente privo di ogni minimo scrupolo se non quello del proprio personalissimo profitto fino all'assassinio più efferato, Max Schreck, o stravolti come l'anti-cristo circense e berlusconiano, rancoroso ed infantile, seppur triste vittima dei costumi di questa società al punto da farci credere alle sue dubbie ragioni, Il Pinguino o la paranormale Catwoman, donna-gatto, donna-schiava, repressa dal maschilismo più o meno strisciante, che muta in folle sogno erotico maschilista, amazzone e vendicativo dominatrix. Il tutto in un delicato equilibrio di ruoli e vocazioni in cui nessuno è veramente un meritevole salvato o un immacolato salvatore, ma semmai un bizzarro giocatore rivolto contro il suo simile dalla violenta mediocrità dell'uomo qualunque.


Ed ora possiamo davvero chiudere gli occhi in attesa dei regali del mattino.

Buon Natale a tutti!

venerdì 19 giugno 2020

Che Joker di film!

Curioso come, talvolta, le cose capitino nella vita. Curioso, infatti, che sia riuscito a vedere l'osannato Joker con Joaquin Phoenix solo ora, in questi tempi di proteste targate #blacklivesmatter, di sommosse popolari in nome di George Floyd e tutti i neri e non vittime dell'orrendo abuso di potere delle forze dell'ordine.

Ma soprattutto di polemiche su statue abbattute e disclaimer su vecchi film razzisti. Curioso perché la pellicola DC Comics ne avrebbe dovuto avere almeno venti di disclaimer, se dobbiamo farci trasportare da questa logica. In assenza di essi il risultato è stato un equivoco tragico tra opera e pubblico, in questo, più che mai attuale, in modo terrificante. Joker è una carrellata Marvel di ogni stortura possibile ed immaginabile del sistema statunitense cucite tra loro soltanto da un insieme di performance stellari di un Phoenix all'ennesima potenza, perfino troppo. E ci sono tutte: dal problema risaputo della sanità, mentale e non, agli abusi, appunto, delle forze dell'ordine, alla stronzaggine diffusa dal sistema capitalistico, dal problema delle armi, alla ghettizzazione, dalla povertà, ai sogni di popolarità mediatica, etc... Purtroppo questo apprezzabile indice delle ingiustizie d'America affetto da un insostenibile bradipismo non porta assolutamente a niente, nemmeno sul campo emotivo.

Quando si tratta di film ispirati a fumetti nasce sempre una guerra civile tra chi è esaltato dal lavoro del regista di turno (me ad esempio 😁) e chi non accetta altre versioni che quella cartacea, nonostante l'ultima possa apparire sul grande schermo ormai ridicola e obsoleta. La verità è che ogni interpretazione è valida ed in quanto tale va accettata, indipendentemente dal proprio gusto, ma la migliore rielaborazione obbligata dal 16:9 di un determinato personaggio sarà sempre quella che, aldilà delle novità introdotte, riesca a mantenere il suo spirito originario. E scusate se non riesco a trovare qui il Principe Pagliaccio del Crimine che ho imparato ad amare e temere. Certo, è un' origin story, ma le ottime idee alla base del film, dal mitico Arham Asylum al movimento dei clown e come menzione speciale la rivisitazione della classica scena dove il futuro supereroe salva un passante da alcuni balordi di strada consacrando la sua vocazione, in chiave anti eroica (e riprendendo fiato credo di averle elencate già tutte🤣) viaggiano troppo dirette e sicure sul binario della patologia, rendendo il letale avversario dell'uomo pipistrello non più di un patetico idiota malato.

È vero, questo errore potremmo riscontrarlo anche nella tanto acclamata graphic novel di Alan Moore, The killing joke, primissima ispirazione del regista Todd Phillips, ma non può essere una giustificazione.  Mi piacerebbe dire sinceramente a lui e al suo amico sceneggiatore:ragazzi avevate buone intenzioni, anche alcune brillanti idee ed è evidente una certa passione per il character, ma, come in politica, la buona volontà non basta. Vorrei dirgli col cuore in mano, senza astio, più con affetto, che non è sufficiente riprendere più del necessario un attore da Oscar che si accascia in un vicolo per fare del cinema di alto livello o usare font antiquati, filtri vintage, usare al 90% scene di dialoghi, senza un briciolo di ritmo ed azione o inserire un vero capolavoro come Tempi Moderni di Chaplin per farne un altro. Mi piacerebbe davvero perché la sensazione che ho avuto non è quella di un figlio d' incompetenza tecnica, ma di quella cultura artistico-sociale parziale e viziata proprio da quegli ingraggi che si vuol mettere alla gogna. Quel che di solito è il fascino sinistro, horror, quasi esoterico, della nemesi di Batman, dell'incognita sulla sua integrità mentale è qui spostato scioccamente sulle vicende della storia stessa rendendo completamente futile ogni tenua e superficiale critica al solito sistema cattivo e malvagio. Questo Joker appare quasi un patchwork delle future nemesi del vigilante di Gotham: Il Pinguino, Due-Facce, Bane pure Mr. Feeze (o dovrei scrivere Sig. Frigo?), sono tutti in lui . Un' idea potenzialmente interessante, ma che lascia il sapore di un minestrone senza capo né coda, di una mancanza d'idee veramente pertinenti al buffone assassino, sminuendo non solo la sua figura, ma anche il lavoro dell'amato Joaquin che a tratti muta in una caricatura d'attore che sfiora il ridicolo. Nei panni di Arthur Fleck dice che la sua vita è una commedia, chissà se è anche quel che gli è venuto in mente dopo aver visto il film a montaggio ultimato.

Joker è un infantilismo cinematografico che pecca di superbia scimmiottando malamente Nolan e Snyder, veri maestri nel trasportare personaggi dalla carta alla celluloide, creando (inconsciamente?) così un falso film d'autore per le masse. Un prodotto ad hoc per chi ama uscire dai cinema soddisfatto, dandosi arie da critico, ventilando sedicenti buchi di sceneggiatura, senza sforzarsi minimamente per farsi il bagaglio culturale necessario ad esserlo, per chi crede di aver visto un capolavoro perché sa di aver visto scene come quelle di quei film impegnati di cui sente parlare, senza possedere gli strumenti per capire se il suddetto impegno vi sia realmente ed ama vantarsene nei fast food, felice di far parte di qualcosa di epocale, ma l'unico messaggio che coglie, come al solito, è quello delle apparenze. Apparenze che in questo caso si traducono nell'esaltazione dei Di Maio di tutto il mondo, del populismo e del grillismo odierno, senza se e senza ma. Infatti, se questa visione risulta, infine, inutile, noiosa e tronfia non si può dire lo stesso della sua esistenza, che con un geniale effetto di meta-cinema si rivela, un pó come il Far From Home di Spider-man, una parabola vivente sul qualunquismo odierno che appesta e devasta le culture delle nostre società.
Illustrazione de Il Fumettofago
Chi s'infiamma e si rivede eccitato in questo Joker è chi, come ci ricorda Wayne, non è in grado di costruire niente per sé e per la collettività se non una lamentela sterile e bizzosa contro le "diaboliche caste" dei "poteri forti", il mediocre e il burino, insomma, che prende coraggio solo in un gregge dalla violenza facile nascondendosi vigliaccamente dietro ad una maschera, magari di qualcun altro. Un' auto esaltazione della mediocrità e dell' ignoranza che rischia di essere piuttosto pericolosa data in pasto ad un popolino, come cantava Caparezza, col cervello piccino direttamente proporzionale alla sua arroganza. Una rivincita dei senza talento, delle chiacchiere da bar, fondamenta della cultura dell'odio sdoganata dai media e social dell'epoca dei Salvini e dei Trump in cui anche chi ha ragione, come i manifestanti contro il razzismo in U. S. A e U. K. può diventare facilmente il nemico, un ennesimo avatar della rabbia cieca e incontrollata. In fondo, sono loro il vero villain, altro che Joker, povera, penosa, vittima di un' America orribile, ma questo lo sapevamo già, non ci serviva certo questo semi plagio a Scorsese a ricordarcelo, bastava aspettare il 25 maggio 2020.


venerdì 13 marzo 2015

Alla luce del sole

Uno spicchio di sole inaugura l'ennesimo episodio della serie che è la mia vita. I canti dei volatili mi ricordano quanto il benessere in cui sono immerso mi tenga distante da ogni sorta di disgrazia. Scendendo in cucina i miei occhi scrutano un quotidiano nato già vecchio, imbottito di corrotti e corruttori come un tacchino nel giorno del ringraziamento. Arrovellandomi in un' indecisa e gonfia colazione il televisore mi spara immagini di stupri, decapitazioni ed ogni inimmaginabile tortura. Disinfettando la mia cavità orale la radio sussurra alle mie orecchie di guerre fratricide nel cuore della madre Africa, moltiplicate a vista d'occhio, come un virus patogeno che non si ferma a nessun confine imposto dall'uomo. Ultimamente ho perso una o più persone a me care, mi hanno tolto un arto, mi hanno privato del mio status sociale, la mia vita in qualche modo è cambiata radicalmente od ho avuto l'opportunità di nuovi punti di vista. Le perdite hanno portato nuovi stimoli, le trasformazioni nuove capacità, le rivelazioni bizzarre epifanie, ma il mondo attorno non è cambiato, anzi, sembra sempre più marcio e sbagliato come se sapesse quel che mi è successo, come se quel che mi è accaduto, di natura così singolare, abbia creato una strana legge fisica in cui tutto quel che percepisco di sbagliato nel mondo e tutto quel che mi scatena ira e e sdegno sia direttamente proporzionale alle mie mutazioni, in un'escalation infinita di prevaricazioni infraspecie.
Così, inizio a pensare che potrei strisciare nell'ombra, alla sera, per prendermi le rivincite di cui ogni uomo ha bisogno, punire gli impuniti e proteggere i deboli dai prepotenti. E penso che, coperto dal buio di quei vicoli in cui l'unica luce è un debole bagliore lunare, col volto ben mascherato, il capo avvolto in un cappuccio, le spalle protette dal giusto manto ed un simbolo sul petto, potrei farcela. Inizio a credere che avvolto dell'ombra delle notti, con il giusto abbigliamento, i miei atti potrebbero esser salvati dalle ovvie persecuzioni giudiziarie che solitamente situazioni come queste attirano. Ed incomincio a pensare in modo fermo, convinto che potrei riuscire, che la mia identità civile non venga mai compromessa, ma poi mi guardo allo specchio e penso ben altro: che per arrivare a quel buio salvatore, a quei vicoli tanto necessari, dovrei volteggiare su grandi piazze di luce, sfilare dinanzi a molti dei miei simili ed esser confinato alle sole ore serotine, per evitare che quei pochi dettagli che potrebbero trasparire da un abito così elaborato possano svelare il mio segreto. Perché basterebbe anche un solo conoscente, un po' più sveglio di altri, che passasse a mezzo metro da me e il gioco sarebbe finito. Un naso incautamente scoperto, un' iride stranamente famigliare, una postura ed una corporatura ben conosciuta, un sorriso già visto e non sarei mai abbastanza mascherato. Anche la sola forma di una cappa su misura potrebbe ricondurre ai miei tratti somatici per chi ben mi conosce in vesti borghesi, per non parlare di una più facile voce. Certo, potrei recitare imitando altre tonalità, note, cambiare totalmente atteggiamento, come fossi realmente un' altra persona ma, se bastasse e se ci riuscissi, non sono sicuro che potrei mai avvicinarmi a chi più mi sta a cuore. Ed allora a che servirebbe? E che fatica! E non rischierei qualche genere di psicosi? Il buon Alighiero Noschese era solo un imitatore e non ha fatto una bella fine! A chi sarei d'aiuto in certe condizioni? Ed allora no, la realtà dei fatti prende il sopravvento e mi rendo conto che oltre la china dei sogni in vignette non è così semplice camuffarsi veramente bene, tanto da non essere riconosciuti, non come, appunto, si vede nelle avventure dei giustizieri in calzamaglia e non come si potrebbe pensare.
Se tutti siam d'accordo sulla quasi inutilità di un paio di occhiali per togliere dalla mente di tutti i suoi conoscenti che Clark Kent sia in realtà Superman, nessuno è così sciocco da bollare questo (od altri) stratagemmi narrativi come un qualcosa di puerile e stupido. Difatti, oltre ad essere una grande metafora sull'invisibilità dell'uomo comune all'interno di una grande, multietnica e dispersiva metropoli, racchiude molti altri significati (che oggi potremmo definire quasi filosofici), primo fra tutti che Superman sia la maschera di tutti quei topi da biblioteca, nerd e via dicendo che nel quotidiano poco hanno a che fare con bulli ipertrofici e che sognano un altrettanto muscolare messia che salvi i loro posteriori dai prepotenti, meglio ancora se si nasconde dentro di loro. Insomma, una metafora di tutta l'adolescenza maschile. Un'idea prettamente narrativa che funzionava bene un tempo così come funziona ora, ma ormai, in un'epoca in cui il fantastico è sempre più toccato da una vena di realismo (un po' per cambiare, un po' per adattarsi ad un pubblico sempre meno propenso a credere all'"incantato"), risente di una finzione fin troppo evidente. L'ultimo figlio di Krypton non è l'unico ad avere una maschera così debole, ma certamente è il primo, anche in quanto primo tra gli eroi detti super.



Subito dopo arrivò Batman l'uomo pipistrello e, come un gemello speculare dell'alieno, era tanto determinato alla lotta al crimine quanto diverso, dal suo predecessore.



Completamente coperto da una tuta claustrofobica, con una particolarissima cappa, dotato di "corna" rappresentanti le famose orecchie dei pipistrelli da cui prendeva il nome, un colore scuro (l'opposto degli sgargianti colori di bandiera del campione di Metropolis), agiva quasi esclusivamente di notte (mentre Superman era un re della luce) e non aveva alcun tipo di potere, se non la sua tenacia in una crociata instancabile alla malavita. Inoltre, dopo poco, Superman ancora lavorava da solo (e di fatto non ha mai smesso, pur avendo numerosi alleati); Batman, invece, acquisì il primo di quelli che saranno i suoi numerosi allievi. (Robin, il ragazzo meraviglia, è uno dei primi supereroi adolescenti). Il pipistrelli indossa una calzamaglia perfetta a nascondere un'identità piuttosto famosa nel suo mondo, quella di uno dei più noti ereditieri dell'alta società mondiale, nonché filantropo Bruce Wayne, da cui non si scorge che un solo particolare del suo intero corpo: la bocca, uno spiraglio sempre più spesso coperto dal mantello, esattamente come un altro celebre principe della notte: Dracula. Un costume che ha funzionato dalla sua prima apparizione e che a pensarci rende più credibile quel che è per ogni cittadino di Gotham un mistero: la sua identità. Con un uomo interamente velato di grigio e nero, di cui scorgiamo raramente solo un paio di labbra o un ghigno, che il più delle volte volteggia alle nostre spalle per colpire e fuggire a nascondersi nella notte, siamo molto più propensi a credere che possa esistere. In fondo le sue abilità sono reali, anche se è molto meno reale l'effettiva capacità che un uomo le possa usare in quel modo. E qui entriamo nel lato fantastico, in quella porzione di storia che ci fa sgranare gli occhi e voltare lo sguardo estasiato al cielo, il fantastico che ci fa sognare la notte, che rende più confortanti le nostre giornate e che per questo non dovrebbe mai mancare in un qualsiasi storia. Un altro lato della medaglia di cui fanno parte anche i poteri dell'uomo d'acciaio o dell'uomo Uomo Ragno, la cui figura è forse ancora più pensabile per individuo che vuol celare il proprio aspetto, ma che, esattamente come Batman e nonostante i suo poteri, se ci riflettiamo un secondo non è certo meno incredibile. Tra un'incerta comodità ed una visuale palesemente ridotta, tanto per fare due esempi, non ci parrebbero ovvio come ora nessuna delle sue stupefacenti acrobazie.
Lo stesso pipistrello, se è vero che si presenta con una credibilità più che discreta per il suo genere, non è esente da domande spigolose. Non sarà facile capire chi è dietro la maschera, fisicamente, aldilà dell'identica postura e dimensioni che ha con Bruce Wayne, ma forse più di un dubbio potrebbe venire in mente al commissario di polizia Gordon che ha ben stretto la mano innumerevoli volte sia a Batman che Bruce, per non parlare del fatto che si potrebbe facilmente collegare che un crociato con così tanti gadget potrebbe aver a disposizione liquidi pari, se non maggiori, a quelli del già citato miliardario.



Ma questi, come per tanti altri personaggi, sono quei dettagli che in certe storie non possiamo mettere in dubbio, dobbiamo solo chiudere gli occhi e crederci se vogliamo che essi mantengano la promessa di farci vivere quelle avventure mozzafiato che ci piacciono tanto. Non possiamo quindi indagare troppo su quel che è credibile o meno, non possiamo, se non vogliamo distruggere quel che distingue queste storie da tutte le altre. E se ci sembrano eccessivamente ridicole, possiamo sempre leggere e seguirne ben altre. Dove non è richiesto tutto questo utilizzo massiccio di fantasia da parte del lettore e dove tutto è molto (ma poi, come per ogni storia d'invenzione, non così tanto) meno impossibile. Si etichettino pure con epiteti sciocchi queste novelle contemporanee i cui personaggi non sono mascherati così bene, che usano un paio di occhiali per celare una natura oltremodo singolare ed esuberante, che impersonano vigilanti ipertecnologici senza nascondere le loro immense ricchezze, che si rifugiano dietro a mascherine che coprono ben poco a parte palpebre e zigomi, perché non è necessario che lo facciano veramente, è necessario solo che esistano.
In un mondo come il loro, fatto d'inchiostro e matita, ogni segno è interpretazione, ogni tratto è comunicazione e certe mascherine non sono solo un doveroso omaggio a tempi più ingenui, ma veri e propri simboli e non è necessario che siano bande nere sugli occhi o passamontagna asfissianti: per il lettore, come per gli eroi e i loro amici, saranno ugualmente efficaci. E se possiamo capire facilmente come questa caratteristica distintiva faccia parte della componente fantastica dei loro canoni e quanta "sospensione dell'incredulità" venga richiesta affinché il motore della storia possa avviarsi, forse non dovremmo affrettarci a relegare il tutto come un dettaglio privo di significati più maturi.
Ho sempre pensato diversamente, che fosse il loro antico retaggio ad aver incarnato alcuni personaggi in immagini apparentemente inutili per chi cerca di nascondere il proprio ruolo di uomo qualunque, ma forse, per eroi come Superman, Wonder Woman, Aquaman, Lanterna Verde, Freccia Verde e Martian Manhunter (ma anche in modo più sottile per due meglio celati come Batman e Flash), non è esattamente così. Non ho prove, la mia è solo una tesi, ma i componenti di quella che al secolo è passata come la Lega della Giustizia, nonostante il loro ovvio e fantasioso ruolo di fuorilegge, hanno sempre cercato un posto di fianco alle istituzioni e alle forze dell'ordine, ancor di più di altri loro colleghi.




Si può notare quanto una principessa amazzone come Wonder Woman sia una pubblica rappresentante di un popolo terrestre, ma alieno alla nostra società, ed Aquaman, un re di una nazione altrettanto estranea, abbiano poco da nascondere: sarebbe come se un generale o un capo di stato facessero anche parte di un'alleanza su scala globale di individui dall'identità ignote per la lotta al crimine.



Tutto ciò apparirebbe per lo meno bizzarro. Strana, sì, ma anche profondamente americana, quest'idea, accentua al massimo il concetto di una consapevole ed aperta dichiarazione pubblica a sostegno della legge attraverso romanzate azioni e pittoreschi intrecci, certo, per continuare a divertirci e a farci immancabilmente sognare, ma senza indurci troppo a pensare che esser fuori dal sistema sia meglio e che chi lo amministra sia sempre il corrotto nemico da combattere.



Alla stessa maniera troviamo una Lanterna Verde, che nelle vesti di Alan Scott, esattamente come il primo Freccia Verde e Flash, cela i suoi lineamenti dietro striminzite mascherine carnevalesche o, addirittura, un mero cappello metallico, e nelle più recenti di Hal Jordan, accoppia ad una modernissima tuta aderente lo stesso feticcio da martedì grasso.

 

La Lanterna verde ed il Flash originali. Un palese contrasto tra i loro volti malcelati e le sgargianti tute che indossano.

Appare quindi, per l'ennesima volta un mascheramento più simbolico che altro, un gioco, che però, nella finzione delle avventure di Hal viene leggermente recuperato, grazie all'idea che la stessa fonte dei suoi poteri aiuti a confondere il suo volto sotto un velo di misteriosa energia cosmica verde. Un passo avanti per giustificare la "cecità" dei concittadini di Jordan, ma noi lettori ben vediamo come affronti a testa alta entrambi i ruoli della sua vita, senza mai celarsi veramente. Hal non è eroe per scelta, ma per quel senso del dovere che una sorta di chiamata alle armi spaziale fa nascere in lui, di fronte alla quale non si tira indietro, accettandone l'onere e l'onore. Non a caso appartiene ad un intero Corpo di forze dell'ordine, formato da individui scelti per le loro grandi virtù, guidato da un ristretto ed antico gruppo di alieni,che tentano di scardinare il crimine nell'universo, in tutto e per tutto simili ad un dipartimento di polizia e al governo dalla portata cosmica a cui essa deve rispondere .



Hal, nonostante le vesti di Lanterna Verde, ammettendo che realmente non si intuisca chi ci sia dietro la smeraldina figura, è come se agisse senza alcun tipo di camuffamento: la sua vera identità non risiede in Hal Jordan o nella Lanterna del circolo dei supereroi terrestri, ma nel corpo in quale milita e, come per qualsiasi militare o poliziotto, il suo vero volto è la divisa che indossa, una divisa mai messa in ombra.


 
L'esordio di Hal Jordan come Lanterna Verde e di Barry Allen come Flash su Showcase n° 22 e 4.

Una divisa come quella che indossa ogni giorno il Flash degli anni '60 e ancora in voga Barry Allen nella sue occupazione alla scientifica nella polizia di Central City e che, se nelle vesti del Velocista Scarlatto si fa beffe di certe regole, ha fatto di tutto affinché questa figura venga accettata, non solo come un angelo custode da ogni cittadino della città, ma sopratutto come un prezioso aiuto nella cattura di criminali sovrumani da parte dei distintivi della città.

Barry Allen, il secondo e più popolare Flash in due tipici momenti della sua vita da poliziotto.

Benché il costume di questo Flash sia secondo solo a quello di Batman nella protezione dei connotati dell'eroe, ancor di più rispetto al miglior detective del mondo, il velocista si è occupato di aver un comportamento irreprensibile dinanzi ai tutori della legge, dell'opinione pubblica e adottando metodi il più possibile vicini alla legalità, a dispetto dell'assurdo paradosso.



Ed allora perché non pensare che il volto così scoperto di Kal, Diana od Arthur non stia ad indicare qualcos'altro? Che non stia lì alla luce del sole, senza troppi paraventi, ad indicarci che nelle battaglie per una società migliore, mondata da tutti quei crimini che tal figure combattono con tanta determinazione nelle pagine dei loro albetti da oltre settant'anni, dobbiamo metterci la faccia?  Non sarà stato che un mero riflesso inconscio dell'educazione dei loro autori o puro e semplice caso, ma forse quei visi così riconoscibili, sopratutto dinanzi a guardie armate e rappresentanti di governi e polizie, come se non avessero paura della nota pena che dovrebbero giustamente subire per aver infranto codici penali e civili, come se non avessero mai agito veramente al di fuori di essi, siano un esempio in metafora di quel ognuno di noi dovrebbe fare: combattere per quel che è giusto nel rispetto della legge senza mai nascondere chi siamo, dietro a maschere o un monitor di un computer.

La versione originale dell'ormai più incappucciato e barbuto Freccia Verde.

Un dettaglio che ci ricorda, più di mille azioni, che se in cuor nostro abbiam desiderio di cambiare le cose, leggi ingiuste o antiquati valori morali, solo uscendo allo scoperto, con l'orgoglio per le idee in cui crediamo, possiamo riuscire nell'intento. Essere un esempio quotidiano di quel che è giusto o meno è l'unica speranza che ci è concessa. Come un virus al contrario, solo con il nostro esempio si può contagiare altri a far lo stesso, dimostrando che tutto sommato il crimine, piccolo o grande, non paga, e così dar forza anche a manifestazioni di più alto livello.
A guardar bene il superuomo più famoso del mondo e i suoi super amici agiscono proprio così.
Lo stesso crociato incappucciato in più d'un periodo della sua carriera entrava e usciva dalle centrali polizia come nulla fosse, "alla luce del sole" anche se era notte, non necessariamente di soppiatto da lucernari e finestre, intrattenendo più d'un rapporto con  agenti, giudici o semplici onesti cittadini. Tutto questo come se quel suo travestimento ben congegnato, potesse comunque salvarlo da incontri tanto ravvicinati. Realmente non sarebbe affatto possibile. E se ci sono alcuni personaggi, DC o Marvel o quant'altro, che semplicemente non hanno bisogno di costumi, come il Segugio di Marte (in quanto un alieno mutaforma può assumere ogni aspetto e quando ha bisogno di un identità può facilmente assumere forma umana, animale o vegetale!), alcuni figuri magici (Dottor Strange), vari anti eroi (Il Punitore) ed altri i cui creatori sono stati più attenti alle mode che alle funzionalità dei loro indumenti, la narrativa moderna ha imposto a molti altri l'abbandono totale dell'identità segreta, accentuando ancor di più il realismo (come nelle ultime avventure di Iron Man o Daredevil) con esiti più o meno funesti, ma non sempre allontanandoli dall'illegalità. All'interno della lega, invece, il lato sognante è sempre stato molto forte, ancor'oggi, richiamando al fantasy ed a tanta fantascienza. Raramente, infatti, si sono viste aperture sui loro alias come in altre case editrici. Nonostante questo, la maggior parte dei loro componenti è rimasta  palesemente a volto ignudo, in un' icona ben definita, che non è quasi mai cambiata. La classe e la tradizione, in loro, è forte ed è difficile pensare ad una divisa troppo diversa per quanto questa possa non piacerci; ma ancor di più, allora, capirete questa piccola pulce che mi è entrata in testa. Quindi, la prossima volta, quando vi capiterà di soffermarvi sulla reale efficacia del costume di un Superman,  non siate troppo frettolosi nel giudicarla, perché forse impedirci di riconoscere l'uomo che vi si nasconde sotto non è esattamente il suo obbiettivo.  Forse, e dico forse, il fine è quello di spronarci a non provare vergogna quando siamo nel giusto, a non nasconderci quando combattiamo per i nostri diritti, a non aver timore di rivelare le nostre opinioni, per quanto tutto il mondo attorno sembri fare il contrario e ci remi contro.