mercoledì 3 marzo 2021

Hulk-mania


Bum Crash Sock, Hulk spacca! Avete presente? Ecco, Hulk divenne uno dei miei supereroi preferiti durante il periodo dell'adolescenza. Facile capirlo. Insieme ad un mutamento licantropico degno di Wolverine con optional quali mega peluria, voce baritona, favoriti alla Conte Camillo di Cavour, sudorazione ed acne degne de La Mosca di Goldblum, ero solito spaccare e distruggere tutto. Sì, avete capito bene, esattamente come il Pelleverde m'incazzavo e spaccavo e/o lanciavo a destra e manca le prime cose sottomano e,pure, che malmenavo qualche malcapitato.



E sapete cosa pensavo in quei momenti? Sì, le precise parole che solitamente scrivono nelle nuvolette dell'alter ego di Bruce Banner: perché nessuno mi lascia in pace? Ed una sequela di idee così, tutte come fossero riprese del breve repertorio del mostro Marvel. La cosa buffa è che non ero mai stato un gran lettore di questa creatura di Stan Lee, almeno fino a che non lo sono diventato io stesso. L'unica reale formazione che avessi avuto sul personaggio era ancorata esclusivamente al mitico telefilm (sì, telefilm, non serie) con Bixty & Ferrigno, oltre a qualche cartone del sabato mattina seguíto, invero, molto distrattamente.



Diventato, però, a pensarci bene, non è il termine più azzeccato. Dovrei dire quando ne ho fatto coscienza… E come Bruce Banner, non sono comunque riuscito a fermarmi! Perché già da bambino, devo ammettere, ho vissuto momenti simili: tutti legati indissolubilmente alla rabbia, che ve lo dico a fare? Quando i miei amati compagni di classe, ad esempio,mi prendevano in giro e lo facevano spesso, ecco che divenivo un piccolo Tazmania che voleva solo distruggere in mille pezzettini i piccoli uomini davanti a sé.


Col risultato di essere ancora più nel mirino del becero bullismo di provincia. Poiché, sì, qualche colpo lo mandavo a segno, ma ero molto suscettibile ai vocaboli e non sono mai stato, da bravo nerd, molto atletico. Sì, mi piacevano i barbari come Conan ed He-Man, ma ero più un Paperino pasticcione, un Michelangelo senza addominali e carapace, sicuramente più simile ad un Puffo pacioccone che ad un Ercole. Quindi, infine, i miei attimi da Lanterna Rossa non risolvevano proprio un bel niente, anzi non facevano che aumentare il problema.



La rabbia, però, dinanzi a quel che percepivo come un enorme ingiustizia ai miei danni, era molta e pari ai comics del Gigante di Giada, irrefrenabile. Più mi arrabbiavo più diventavo for… No, miei piccoli lettori, magari, questo lo avrei desiderato semmai, ma rimanevo semplicemente violento, scomposto, ridicolo: a tal punto da definirmi continuamente uno schizzato, qualcuno che non ci stava co' i' capo. E via, il vizioso circolo ricominciava da zero, perché ovviamente l'unica cosa che aumentava a dismisura era lo scherno ed io non ero certo abbastanza furbo, né capace da controllarmi per agire diversamente da un microscopico Hulk. 


Una volta, durante una partita al Super Nintendo, sbarbai, addirittura, con un sonoro morso, una ciocca di capelli dalla testa di un mio compagno di classe! Più Hulk di così! Crescendo la cosa si è solo acuita, come l'eroe ipertrofico, ingigantita e fatta sempre più pericolosa. I miei periodici attacchi d'ira mi hanno portato così ad una compassione verso protagonisti affetti da qualcosa di simile: non più solo il tenebroso, ma decisamente più controllato Batman, ma anche e soprattutto Wolverine, Punisher, Daredevil e quindi il re dei personaggi scomposti, Bruce Banner! 



Se mi sentivo Hulk nel mio iracondo stato era la vicinanza alla parte umana del supereroe che mi aiutava ad immedesimarmi. Bruce, più di Hulk, era un impotente testa d' uovo, per i cui talenti e passioni avrebbe potuto elevarsi alla cima dei supereroi Marvel, ma le cui emozioni ed insicurezze interiori lo rendevano un Gobbo di Notre Dame di cui vergognarsi e da scacciare. Il titolare di testata forse più emarginato e abbandonato, anche rispetto ai borderline X-Men, perché, almeno loro, sono una comunità. 


Nel suo essere uomo di scienza e conoscenza rivedevo la mia curiosità sul mondo, il piacere magnifico che ho sempre provato nell'imparare nuove cose, scoprire ogni lato di ciò che ci circonda ad incominciare da quel che mi faceva palpitare il cuore. Allo stesso modo, non potevo che riflettermi in questo moderno Jekyll & Hide, condividendo, ahimé, il vittimismo e quei momenti di così poca lucidità in cui credevo di non avere il minimo controllo della mia vita, di essere nato sbagliato come un Gene X o di essere posseduto da un Venom qualsiasi. 



Ma non si può fare l'Hulk per sempre, perché, innanzitutto, non è giusto per chi ci sta vicino e tanto per noi: per quanto comoda possa essere la strategia dello “spacca & distruggi”, arrabbiati col mondo perché tu non hai alcuna responsabilità, alla fine ti logora, ti rende comunque triste e avvilito e, proprio come Banner, non vuoi altro che il tuo potente alter ego dei raggi gamma sparisca. Se non sei infuso in un incorreggibile egoismo, il dolore che le tue urla, la tua piccola e media distruzione materiale, le incostanti botte destinate alle persone che pensi di amare, la tua violenza non può che corroderti dall'interno. 


A differenza dello scienziato mingherlino e occhialuto, non puoi "semplicemente" tentare di uccidere o separarti dal tuo Hulk, perché la realtà non è un fumetto ed i pensieri magici non funzionano… o forse, proprio come lui, non puoi perché siete la stessa cosa e l'unica strada è un percorso di dialogo tra te e te dove convogliare e mutare la tua rabbia in qualcosa di più rispettoso per te e gli altri, che non ti consegni puntualmente un regalo di malessere ed infelicità.


Pian, piano e sì, so che non è affatto facile, lo so bene, ma dobbiamo sforzarci se vogliamo trasformare il mostro che è in noi, relegare il nostro Punitore ad una fantasia di sfogo virtuale e catartica, prendere il coraggio di Wolverine per indirizzare l'inarrestabile ed umano sentimento di rivolta lontano dalla violenza materiale, aspettarsi di cadere ed imparare a rialzarci come il guerriero urbano Daredevil, abbandonando la pigrizia per abbracciare la volontà delle Lanterne, affidarci con orgoglio ai propri artigli e Bat-conoscenze, correndo a più non posso come Flash verso ciò in cui crediamo e amiamo e come Capitan America rincorrere un sogno senza fermarsi mai, afferrare l'umiltà nell'accogliere la verità di cui Wonder Woman è rappresentate, soprattutto quando la nostra idea ne è lontana e solo così potremo finalmente essere ciò che abbiamo sempre desiderato: la versione migliore di noi stessi!





lunedì 22 febbraio 2021

Eroi senza freni


Chi è l'eroe che va più veloce di una locomotiva? Superman, ovviamente, chi altri sennò? Domanda facile. Sin dal suo esordio l'Ercole americano è stato un concentrato di ogni potere umanamente immaginabile a memoria di ogni mito mai apparso sulla terra. Ogni supereroe venuto dopo di lui, a partire da Batman, non ha avuto vita facile nel trovarsi doti particolarmente originali, come se rappresentassero solamente varie sfaccettature del poderoso uomo d'acciaio. Piccole vite ottenute per scissione dalla cellula madre che è stato il personaggio contenitore tenuto a battesimo da Action Comics, cresciute e moltiplicatesi in universi narrativi sempre più vasti. Colui che non era né un uccello, né un aereo, ma si muoveva più veloce d'un proiettile, ben presto non fu più solo ed aveva perso pure tale primato: nella sua gara con treni e missili di grafite e china si vide improvvisamente raggiungere da un nuovo contendente, the fastest man alive. Arrivò così Jay Garrick, il primo Flash.

 Nel gennaio del 1940, sfogliando le pagine dell' antologico Flash Comics, si poteva assistere a come un giovane talento scientifico, durante uno studio sugli effetti dell'acqua pesante ne respirasse accidentalmente le esalazioni acquisendo, dopo svariati mesi di coma, capacità fuori dall'ordinario e si trasformasse nell'eroe dallo stesso nome della rivista.

Era nata una leggenda: Jay Garrick si muoveva a velocità inaudite per qualunque essere umano, circondato da un'aura per prevenire la frizione sul suo corpo e sui suoi vestiti lottava per il bene comune contro la criminalità nell'americanissima città di Keystone City!
L'idea, abbastanza originale per l'epoca, piacque subito ed ebbe subito vari imitatori come Whizzer, nato appena un anno dopo, da noi ribattezzato anche come Trottola.


Questo emule del velocista appariva in un costume molto più sgargiante, di giallo e blu vestito, un po' alla Superman con un vistoso mantello e rifinito da una bizzarra cresta sulla testa. Dopo un altro annetto il suo guardaroba cambiò in quello che sarebbe stata la divisa definitiva: un' aderente e moderna calzamaglia più canarina e meno celeste, similare alla futura tenuta di Barry Allen, il secondo e definitivo Flash, ma con dei chiari riferimenti al personaggio di Jay, come le classiche alette sulle tempie, ai lati della testa, che il velocista portava per richiamare il piè veloce della mitologia alla base di tutti i super, quella greca, Mercurio. 


Chiaro è come si volesse sfruttare il successo del primo corridore per aumentare le fila dei campioni di una casa editrice minore come la Timely, che ha dato i natali a personaggi ben più singolari come Capitan America e Namor e dalla cui ceneri è nata, letteralmente, l'odierna Marvel, l'unico vero editore supereroistico capace di rivaleggiare con Dc.

I poteri di Whizzer erano assai simili a quelli del Flash quanto diversa la sua origine.
Se Gardner Fox e Harry Lampert fecero riferimento al mondo scientifico in salsa fantasy per creare il loro Hermes vigilante, Whizzer affonda le radici in qualcosa di più elementale, magico e superstizioso. Al Avison e Al Gabriele in U.S.A. Comics numero uno raccontavano di come il buon Robert Frank, originario di Saint Louis nel Missouri, fu avvelenato dal morso di un cobra nel bel mezzo della madre Africa e di come suo padre, il Dott. Emil Frank lo salvò con una trasfusione di sangue di mangusta (?!) donandogli involontariamente la supervelocità. Curiosa differenza, in quanto, solitamente, è DC ad avere una spiccata propensione per personaggi più strettamente fantasy rispetto Marvel (non a caso questa origine ricorda molto quella del Beast-Boy degli anni '80).


I supereroi hanno sempre fatto dell'incrocio tra fantascienza e fantasy il loro marchio di fabbrica e sia Flash che Whizzer, seppur con sensibilità molto diverse, sono stati campioni in questo fortunato amalgama. Quando la atmosfere belliche e anti comuniste degli anni quaranta e cinquanta andarono scemando, una nuova era del fumetto americano si affacciava alle porte del mondo: quel che chiamarono Silver Age, dove si posero le basi per il supereroismo attuale e il rinnovamento dominava incontrastato. In questo clima, inaugurato da personaggi come Martian Manhunter e Fantastici Quattro, vecchi personaggi quali Lanterna Verde e Flash furono reinventati per il nuovo pubblico di quel decennio, i '60, per la prima volta in modo sistematico e ufficiale, offrendo ai lettori nuove e aggiornate versioni dei loro eroi. Oggi come oggi, questo, è un modus operandi (mai sentito parlare di reboot, com’è di moda chiamarli oggi?), anzi è una caratteristica basilare del genere, ma all'epoca era una novità assoluta che portò a grosse rivoluzioni. 

 
La nuova Lanterna Verde non era più l'ingegnere Alan Scott, ma il pilota collaudatore Hal Jordan e il nuovo Flash, Barry Allen, uno scienziato forense della polizia di Central City. Questo nuovo velocista non ha molto in comune con l'originale Jay, se non il talento scientifico e una sempre verde (anzi, rossa!) speranza, ma il suo fumetto presentò alcune caratteristiche veramente particolari. Barry acquisisce poteri molto simili a quelli del suo predecessore grazie ad un incidente con un fulmine (citazione/ispirazione al romanzo di Mary Shelley, Frankestein?) e vari prodotti chimici con cui stava diligentemente lavorando, al posto della vecchia "acqua pesante". 


Le basi della figura non vengono quindi tradite riproponendo un fantasy marchiato ancor più dalla scienza al fine di poter far accadere di tutto e continuare a meravigliare il lettore senza abbandonare quella patina di realismo tipica dei romanzi ispirati al mondo scientifico, essenziale per un eroe moderno. Non si fermano qui, però, le novità, tra le quali, la più importante è senza ombra di dubbio la meta narrazione. Se Barry viene presentato come un ragazzo brillante, speranzoso, incredibilmente onesto, ma anche calmo, metodico e perennemente in ritardo in un voluto contrasto con i suoi poteri di accelerazione, una delle prima cose che veniamo a sapere è che legge fumetti, proprio come i suoi lettori e proprio come loro è un fan sfegatato di Flash, ma ovviamente, non di sé stesso, ma del primo Flash: Jay Garrick! 


Il nuovo Flash, quindi, nella sua vita quotidiana, piena di piccoli e grandi problemi sentimentali, lavorativi e famigliari, precedendo nei contenuti e meno nella forma il celeberrimo Peter Parker, legge le avventure del Flash che nella nostra realtà lo ha preceduto, negli stessi albi a fumetti fino a quel momento veramente pubblicati dalla Dc e non solo: furono le stesse peripezie di Jay a spingerlo a lavorare in polizia per emulare il suo grande beniamino. Questo dettaglio, inizialmente solo un emerito omaggio al primo corridore, col tempo, si ampliò sempre più gettando le basi per le attuali dinamiche dell'universo Dc Comics, fin quando Barry riuscirà addirittura ad incontrare Jay e si arriverà ad affermare che gli scrittori in carne ed ossa prendano ispirazione per le avventure di questi eroi da reminiscenze di mondi paralleli!



Barry divenne ben presto il Flash definitivo, il perfetto rappresentante di una generazione di lettori che stavano assistendo al sorgere della rivoluzione Marvel varata da personaggi quali l'Uomo-Ragno, Hulk e Ant-Man o X-Men. Proprio nella grande famiglia allargata di quest'ultimi possiamo ritrovare un ennesimo figuro dotato di velocità super umane.
I padri fondatori dell'era Marvel, Stan Lee & Jack Kirby, nel 1964, dettero alle stampe una delle loro intuizioni più riuscite e destinate ad insperati fasti contemporanei: gli studenti mutanti X-Men!


Quell’incredibile squadra di nuovi e particolari eroi, apparve presto anche un' unione contrapposta, come da tradizione narrativa, ai "buoni" titolari della serie: la Confraternita dei Mutanti Malvagi!
Con un titolo così non poteva accadere nulla che non fosse almeno un po' marcio con loro nei paraggi, ma alcuni dei suoi membri erano molto più che cattivi d’occasione ed oggi sono tra i super-personaggi più popolari di sempre. A partire dal loro leader, Magneto, un terrorista bianco ispirato a Malcolm X e poi quelli che per molto tempo saranno considerati i suoi figli legittimi, i gemelli Maximoff: la strega Scarlet ed il velocista Quicksilver!




Quicksilver, all'anagrafe Pietro Maximoff, esordisce quindi come un super villain iper veloce, né più, né meno come Flash, ma nel tempo diverrà anch’esso parte degli eroi. Assieme alla sorella Wanda entrerà a far parte dei Vendicatori in una semplice metafora di un programma di reinserimento nella società di temuti criminali internazionali.


Col suo ruolo negli Avengers le similitudini con l'eroe DC, fondatore, seppur con identità diverse, sia della Società che della Lega della Giustizia d'America, gruppi corrispettivi dell'unione vendicativa Marvel in vari decenni DC, si fanno sempre più marcate.


A parte l'origine dei poteri, una genetica per Quicksilver che lo ha accompagnato per tutta la crescita ed un copione più tradizionale per i velocisti della Distinta Concorrenza, i due eroi appaiono l'uno il rovescio della medaglia dell'altro. I supereroi Marvel, si sa, sono quelli con i famosi superproblemi e Pietro, diversamente da Jay o Barry, (ma anche da altri "lampi" come Wally o Bart) è narrato come un personaggio irritabile, arrogante, testardo nonostante la nobiltà d'eroismo e il forte amore per la sorella. Alcuni potrebbero vedere un parallelismo tra questo legame e quelli che Pietro avrà lungo tutta la sua carriera con l'iconica relazione tra Barry Allen e la sua eterna fidanzata Iris West, definita, come lo saranno tutte le altre Flash-Women dopo di lei, una vera e propria bussola per il “fulmine umano”, ma anche qua, il rapido mutante si contraddistingue per un fato più drammatico, distruttivo e cupo. In un certo senso Quicksilver fu rimodellato casualmente in una versione dark di Flash come, sempre in modo semplicistico, potremmo definire Aquaman un’alternativa solare e nobile del più anziano Sub-Mariner Namor, anche lui della scuderia Marvel. 


Una curiosità inaspettata lega però in modo profondo il mondo del vendicatore argentato con quello del velocista scarlatto: Pietro Maximoff non è l’unico Quicksilver, né il primo! L'originale argento veloce non era né Marvel (o Timely/Atlas), né DC (o All-American Pubblications, primo editore di Flash di cui Dc in quegli anni era solo un distributore), ma un supereroe che poi divenne un comprimario fisso di quest'ultima proprio nelle storie di Flash sceneggiate da Mark Waid negli anni '90. Waid lo ribattezzò Max Mercury riferendosi chiaramente al dio Mercurio che ispirò il primo Flash e al nome originario dell’eroe che nell’insieme indica il liquido metallo dal nome del dio ellenico, per evitare, così, controversie con la Marvel Comics in un momento in cui il suo velocista mutante era decisamente più popolare del supereroe omonimo nato ben cinquant'anni prima, lasciando di fatto immutato il suo alias di battaglia. L'eroe dalla supervelocità era uno dei concorrenti più feroci del Flash/Jay Garrick: sotto il cappuccio dell' originale Quicksilver vi era solo un nome, Max, con passato da acrobata circense (un escamotage molto caro ai fumettisti americani del tempo) e amici come il cinese Hoo Mee ed il nativo americano Shoshone. 


Ammantato di bianco e blu con un dinamico colletto vampiresco, fece capolino solo qualche mese dopo Jay Garrick, nel Novembre dello stesso anno per la casa editrice Quality Comics su Quality's National Comics #5. 


Quality era uno degli editori di supereroi più importanti con character originali e sorprendenti quali Blackhawk, Doll Man, Bomba Umana, Invisible Hood, Kid Eternity, Phantom Lady, Il Raggio, Red Bee, Red Torpedo, Wildfire, Zio Sam ed il famosissimo Plastic Man, nonché per la sua collaborazione con Will Eisner l'inventore della graphic novel! 


Purtroppo il pantheon della casa editrice non è arrivato a noi così com'era, anzi, come la maggior parte degli editori di supereroi di allora, non è riuscita a sopravvivere ai cambiamenti economici e solo alcuni dei suoi character sono sopravvissuti in seno alla DC, la quale, con l'acquisizione di questi ed altre figure di molti editori super eroici divenne la casa del supereroe classico con un universo narrativo da potenzialità imbattibili se non dalla popolare Marvel, creatrice di una modernità nel racconto della nuova mitologia occidentale. 


Un'innovazione che, sotto lo stimolo di un classicismo collaudato, ha rinverdito un genere che ha continuato a far correre con la fantasia generazioni e generazioni di lettori verso la medesima utopia: un mondo più giusto e sempre più meraviglioso.








lunedì 18 gennaio 2021

Wonder Fact

Popolo nerd ditemi quanto pesano le vostre palle. No, non fatevi strane idee, mi riferisco ai quei piccoli macigni, del tutto simili alle zavorre dei condannati ai lavori forzati, che vi saranno cresciuti come funghi, se avete seguito la straziante odissea del film Justice League di Zack Snyder. Bene, oggi scopriamo che non è l'unica produzione supereroica dell'ultima dirigenza Warner ad esser stata un pochino travagliata. Avevamo già capito che anche il bellissimo Batman V Superman e soprattutto Suicide Squad di David Ayer avevano avuto pesanti pressioni per imboccare una via molto diversa da quella voluta dai registi, ma ora, anche per Wonder Woman, Patty Jenkins si è tolta qualche sassolino dall' obiettivo. Dichiarazioni sorprendenti, più per l'elegante e professionale silenzio finora dimostrato dalla regista di Monster, che per l'incredulità dei fatti. Ciò che è rimbalzato su ogni possibile fonte di notizie è che nel coraggioso finale di Wonder Woman non doveva esserci alcuna battaglia tra l'amazzone e il villain di turno. Un classico elemento narrativo praticamente obbligato per i supereroi, al cinema come nei fumetti, sostanzialmente aggiunto in extremis per sola volontà dello studio. 


Per carità, inutile fare i polemici, qualunque film, anzi qualsiasi opera d'arte e non, è tanto del regista quanto dei produttori (per non parlare delle maestranze o dei curatori degli FX) e figlio di svariati compromessi, perciò, per quanto mi riguarda è tutto ben poco scandaloso. Casomai, sulle modalità e sul rapporto che ultimamente gli Studi Warner paiono avere coi loro collaboratori e dipendenti si potrebbe aver da discutere o sul loro fallimentare utilizzo dei grandi personaggi DC Comics, ma, come si suol dire, è tutta un'altra storia. In queste rivelazioni e ancor più nella loro riproposta, sembra che il plot dello scontro finale tra protagonista ed antagonista sia uno sciocco appannaggio DC ed in particolare delle ultime trasposizioni cinematografiche dei suoi supereroi. Non solo: il linguaggio usato insinua che l'idea è una consuetudine banale e noiosa da cui la DC non vuole minimamente affrancarsi. Se una mente disattenta e poco avvezza al mondo dei comics ( o a quello delle fake news, l'impostazione dell'annuncio è identica) apprenderà notizie comunicate in questi termini ciò che ricorderà sarà, in questo caso, che la DC non sa fare i cinecomics, che li fa male, che non ha dei buoni personaggi e così via… 


Un qualcosa che, al di là dei propri gusti cine-fumettofili, non è obiettivamente una realtà. È ridicolo. Lo schema del buono che alla fine della storia si ritrova in un faccia a faccia col cattivo, risolto con sonore botte da orbi, è fondante nei supereroi ed è presente nella maggioranza dei racconti di finzione, perlomeno dal mito greco ad oggi, se non prima. A livello filmico, poi, solo nei tanto amati lungometraggi Marvel dell'Universo Cinematografico è praticamente un appuntamento fisso. Guardando ad altri generi non vi è un blockbuster che se ne scampi, con qualche rarissima eccezione. In fondo neanche il cinema d’autore. Tralasciamo il mondo dei videogiochi di cui è l'anima e il cuore dei loro schemi, livelli e mostri finali. Questo perché è una formula consolidata direttamente nei nostri geni, nel nostro adattamento culturale e funziona alla grande con quel suo straordinario effetto catartico, da non poterci rinunciare ancora oggi, ancor più per qualcosa creato per il grande pubblico. Insomma, far passare come una pallosa prassi DC qualcosa che è invece il fulcro della letteratura della nostra specie, non è il massimo della deontologia giornalistica. Qualsiasi notizia contribuisce a formare il pensiero della pubblica opinione e, se consegnata con tale faciloneria, passo dopo passo, costruisce un'irrealtà creata a tavolino che sostituisce completamente ciò che realmente è. 


Se Superman e Batman rimarranno ai margini della storia dell'editoria (piuttosto improbabile, non sono Occhio di Falco, ma giochiamo di assurdo) possiamo benissimo lanciare un liberatorio e fragoroso chissenefrega. Esattamente come qualunque fumetto, sono delle grandi prove dell'ingegno umano che speriamo di conservare nei secoli, ma messi alle strette, in fondo, ci rendiamo conto che un giornalino non è proprio tra le cose più strettamente essenziali della vita. Ci sono però altri ambiti assai importanti in cui questa specifica modalità crea gravi conseguenze, come la politica e la scienza, per dirne due a me care. La disinformazione è alla base di qualunque stortura sociale. Le carenze culturali possono sembrare scollegate da quelle del vivere quotidiano, ma è proprio dall'assenza delle giuste nozioni, che prendono vita inquietanti forme di relazione sociale, come, per fare un esempio vicino, l'assalto estremamente violento al parlamento statunitense a Washington da parte di un insieme organizzato di sostenitori di Trump. 


Certo, le cose non accadono dall'oggi al domani, è un procedimento lento e costante, come un'epidemia che si propaga piano, piano tra le pieghe della comunità. Il linguaggio in tutte le sue forme, scritto, visivo o uditivo, pure, è una delle fondamenta della mente umana. Un codice di programmazione assorbito dalla nostra materia cerebrale attraverso le esperienze dei cinque sensi, che genera o consolida gli schemi mentali alla base delle dinamiche di ragionamento, indipendentemente dal loro oggetto. Una combinazione di varie forme comunicative la cui alta qualità, non diversamente dal cibo, è decisamente indispensabile per avere una capacità di comprensione adeguata alla realtà in cui viviamo. Sempre più sono oggi le persone, anche giovani, con grandi difficoltà non di lettura, ma di codificazione dei messaggi che essa veicola. I livelli di lettura diventano così unici, scompaiano, schiacciandosi uno sotto l'altro e quel che soccombe è sempre la complessità, lasciandoci la scontata apparenza. Perdiamo la diversità di linguaggio per un'omologazione sempre più ottusa e meno adattabile. Certi articoli, perciò, certe notizie televisive, radiofoniche, come questo Wonder Fact, non aiutano a migliorare un affresco piuttosto triste, anzi.


 La programmazione che contengono è così nociva che, al contrario, sono una delle cause di questa disfunzione sociale. Tornando un attimo nel nostro piccolo mondo fumettoso, spieghiamo così, almeno in parte, la mutazione in deliranti critici di qualsiasi banale lettore di fumetti, spettatore di cinecomics, videogiocatore e tanto altro ancora. Comprendiamo, per una percentuale, come questi personaggi riescano ad associare un'assurdità dietro l'altra creando pazzesche mistificazioni. Perfetti sconosciuti ignari della propria incapacità, che eleggono a capolavoro qualsiasi cosa che riesca a sfamare i loro desideri più basilari, indipendentemente dal come o dal perché. Il senso critico e obiettivo è disintegrato ed i risultati benché paradossali vengono elogiati, poiché, ahimé, chi ancora lo possiede è un'esigua minoranza. Non potrebbe essere diversamente con lo scarso pane intellettuale che troviamo in giro. Siti, televisioni, giornali, sono sempre più preoccupati di farci cliccare su un titolo che di dirci veramente qualcosa. E non è solo una questione di messaggio Come diceva il Joker nel cavaliere oscuro, ma forse ancora più importante è come si invia questo messaggio.


Amano sempre dire che l'uomo una macchina meravigliosa, ma se l'uomo e la macchina i suoi programmi sono le lettere degli alfabeti, le note, la mimica , le immagini e la loro sequenzialità, gli odori e via dicendo. Questi sono il nostro codice binario e definiscono nel tempo ciò che saremo, è quindi primaria l'attenzione che dovremmo dare anche a cose definite di poca importanza, perché tutto è cultura, pure la leggerezza di uno svago. Non può esserci una società dignitosa senza cultura. Non può esistere cultura senza onestà intellettuale. Perfino nei fumetti e nei cinecomics.